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Home Chiesa parrocchiale Il Battistero

Ambito italiano sec. I-XVI, Fonte battesimale

fonte battesimale

FONTE BATTESIMALE
opera isolata
ambito italiano
Sec. I, (0000 - 0099)
Sec. XVI, (1500 - 1599)
marmo greco scolpito e marmo rosa
cm 90x diam.: 82
Chiesa di Santa Maria Maggiore, prepositurale
navata sinistra, campata prima, parete sinistra, battistero

battisteroNella navata laterale sinistra della Chiesa Parrocchiale, chiuso da un cancello di ferro, si trova il fonte battesimale di cui si hanno notizie fino dal XIV secolo.

Nella visita pastorale del 1555 si parla della cappella e dell'altare di S. Giovanni Battista con i passimi del fonte battesimale.

Nell'attuale battistero è inserito un cippo costituito da una base decorata di foglie di acanto, usata come sostegno del fonte battesimale stesso, che è una vasca di marmo del 1600.

Questo antico pezzo architettonico è isolato e non può riferirsi ad alcun antico monumento locale; nulla è dato sapere circa la sua provenienza e come esso sia finito a far da sostegno alla vasca battesimale.

Il cippo è di marmo greco, misura cm. 69 di altezza, e ha un diametro massimo di cm. 43; nell'utilizzazione come sostegno della fonte fu forato per permettere lo scolo dell'acqua.

Esso presenta alla base un toro rivestito di piatte foglie d'acanto, quindi il calice si erge con leggero rigonfiamento nella parte inferiore per restringersi verso la sommità dove si rovesciano in fuori i riccioli terminali delle lunghe e larghe foglie d'acanto perfettamente aderenti al nucleo e a contatto fra loro con le punte terminali delle foglie; in corrispondenza di questa linea di unione delle foglie vi è un solco verticale.

In sostanza, si vedono quattro grandi cespi di acanto sboccianti dalla base con toro e a contatto fra loro; ciascuno é composto di una piatta nervatura mediana dalla quale simmetricamente escono ai lati, una sopra l'altra, tre foglie e che termina con il ricciolo rovesciato; a riempire i vuoti alla base sono sempre, a stretto contatto, una foglia per parte a fianco di ogni cespo. Questo calice fogliaceo è in più parti abraso, ma nelle parti meglio conservate mostra una delicata trattazione delle superfici, specie nella nervatura mediana e nell'adeguamento delle foglie al fondo; l'intaglio é leggero e si limita a far risaltare i contorni appuntiti delle foglie senza scavare a fondo le ombre nei vuoti.

Si nota una composta eleganza, non nervosa, che è tipica di famose decorazioni di età augustea e flavia. Lo stile, sia pure in tono minore, non è lontano dall'età flavia.

L'importanza di questo pezzo non sta nel suo stile, ma proprio nella sua funzione. E' evidente che questo calice d'acanto stava alla base di una colonna; si può pensare anche a una colonna non in funzione propriamente architettonica ma decorativa, quale base di candelabro; il calice d'acanto è comunque del tipo che è possibile riscontrare in alcuni esempi architettonici monumentali (il motivo del giro delle foglie di acanto sembra nato in Egitto, da cui passò in Oriente e quindi nella Gallia meridionale). Il pezzo di Dorno é certamente importato, ma non si sa se già direttamente in antico (il che presupporrebbe un livello civile quale i modesti trovamenti nel nostro paese non lasciano sospettare e che non è comprovato da alcun altro pezzo architettonico), o in età moderna da altra località.

In antico il Battistero era fuori della Chiesa, secondo l'uso paleocristiano e dell'Alto Medio Evo (esempio di Lomello e di numerose Cattedrali lombarde e emiliane).

Quello di Dorno, che era un vero e proprio edificio a se stante, di pianta rotonda o poligonale, fu abbandonato e scomparve, non sappiamo quando. Ne esistevano i ruderi ancora all'inizio del seicento.

 
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