Santuario Madonna del Boschetto in Dorno |
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DORNO (PV) - 27020 VIA PAPA GIOVANNI XXIII |
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La
storia del Santuario della Madonna del Boschetto
ci è tramandata tramite un esposto presentato dal Marchese Luigi Crivelli
Scarampi di Dorno al re di Spagna nel 1666. Da
questo esposto, di cui una copia è conservata nell'Archivio
Parrocchiale, risulta che presso il In
conseguenza del grande concorso di fedeli e delle grazie che tramite la
Madonna si ottenevano, con le offerte dei pellegrini che lì affluivano
anche dai paesi vicini, venne costruita una piccola chiesa alla cui
costruzione diede l'assenso anche il marchese Crivelli, senza pregiudizio
dei suoi diritti. In seguito, essendo le offerte dei fratelli arrivate a
costituire una ingente somma, questa venne affidata in custodia al
tesoriere, Cesare Padova; essa più tardi fu depositata presso il Monte di
Pietà di Pavia. Da
un documento d'archivio risulta che tale somma era di lire ventimila,
oltre ad oggetti d'oro, di argento e di vesti di seta; si era nel 1630. Il
Parroco d'allora decise di costruire una chiesa grande e chiese al
marchese il sedime su cui edificarla, che il marchese concesse, ma con la
clausola "senza pregiudizio dei suoi diritti". Quando
la Chiesa fu costruita (anno 1666), il Marchese domandò per se' e i suoi
discendenti il diritto di "iuspatronatus" che comportava il
privilegio di nominare il Cappellano al quale si dovevano consegnare le
offerte per la celebrazione delle Messe, anche di quelle celebrate da
altri sacerdoti. Il Parroco Magorio negò questo diritto, osservando che
la Chiesa era stata costruita con le offerte dei fedeli e che i
"regolatori" della stessa (così si chiamavano allora i
componenti il consiglio di amministrazione), avevano la prerogativa di
nominare il cappellano e di amministrare le offerte. Questi
"regolatori" venivano nominati dal Vescovo di Pavia su proposta
del Parroco di Dorno. Di qui l'esposto del Marchese al Re di Spagna, in cui si accusa il Parroco di avere agito senza chiedere il permesso del Vescovo, senza aver consultato lui e senza averlo tenuto al corrente di quanto stava operando sulla sua proprietà.
Ma
il giuspatronato non fu concesso: si trattava, secondo il diritto
canonico, del privilegio che spettava ai fondatori di chiese di presentare
alla autorità ecclesiastica un candidato a un beneficio ecclesiastico
vacante. Appena
la Chiesa fu terminata, furono tante le Messe celebrate (ogni giorno si
celebrarono dalle dodici alle quattordici Messe), che questi
"regolatori" poterono continuare nelle opere di abbellimento;
segno visibile del numero delle Messe celebrate all'altare della Madonna
rimane l'impronta dei piedi dei sacerdoti celebranti sulla pedana di legno
dell'altare (esistente tutt'ora sotto la pedana attuale). Il
magnifico altare della Madonna, costituito da marmi finissimi di un caldo
colore rosato, è descritto nel verbale della Visita Pastorale. A
proposito dell' altare, si racconta una graziosa leggenda. Un nobile
genovese, essendo addolorato per la fuga dalla casa paterna di un suo
figlio, fece voto alla Madonna che, se lo avesse ritrovato, avrebbe fatto
un dono alla chiesa del luogo dove avesse rintracciato il figlio. Dice la
leggenda che, giunto a Dorno, trovò il fuggitivo che dormiva sotto il
portichetto che fiancheggia il Santuario. Sapendo che la Chiesa era
dedicata alla Madonna, chiese al Parroco cosa vi mancasse, e il Parroco
gli mostrò che non vi esisteva un altare degno di essa e della Madonna
ivi venerata; il nobile genovese si impegnò a procurare la somma di
denaro occorrente a erigere il magnifico altare che ammiriamo ancora oggi. la
Madonna del Boschetto, secondo un'altra pia tradizione, avrebbe fatto
parlare una piccola mutà. Della
primitiva immagine che era stata trasportata nella nicchia del nuovo
altare erano rimaste solo le teste della Madonna e del Bambino; il dipinto
fu completato con vesti di seta ricamate, quasi ad atteggiare le figure. La
pietà dei Dornesi e dei pellegrini non venne mai meno e il Santuario
divenne sempre più adorno. Nel
1767 fu firmato li contratto con Andrea Luigi Serassi di Bergamo, famoso
organaro, per la costruzione
dell'organo e l'anno seguente il falegname e intagliatore Franza
Petraggiani costruì la cantoria: la spesa pagata in quattro rate fu di
lire 4750 e 17 soldi. Nel
1764, dalla fonderia Bonavilla, vennero fuse le tre campane che furono
issate sul campanile. Nel
1732 venne posta in opera la balaustra dell'altare maggiore, lavoro del
marmista Fossati di Pavia e nel 1760 furono costruite le balaustre dei
quattro altari laterali, dedicati allora all'Immacolata, all'Addolorata, a
S. Anna e a S. Antonio da Padova. Nel
1794, per ordine regio, si mandarono a Torino numerosi "ex
voto": tra questi un prezioso turibolo d'argento con la relativa
navicella, braccialetti d'oro, tovaglie finemente ricamate, contro-altari
di damasco finissimo, candelabri, campanelli, lampade e due calici. Nel
1848 furono rifuse le attuali campane dalla ditta Barigozzi di Oleggio
Castello. Nel
1855 si riordinò la Chiesa e gli altari furono ristrutturati e dedicati a
S. Anna, all'Annunciazione, alla Visita della Madonna a S. Elisabetta ed
alla Presentazione di Gesù al Tempio. Sempre
nel 1855, venne costruita la gradinata di granito all'ingresso del
santuario. Questo
fu consacrato il12 luglio 1902 da Mons. Pio Giuseppe Passerini, Vescovo,
Vicario Apostolico dello Sciensì meridionale (Cina). Nel
1900 il Prevosto Mons. Maroi incaricò il pittore dornese Biagio Canevari
di ridipingere la Madonna col Bambino Gesù e il pittore si ispirò e
riprese l'immagine che si trova alla base di un ostensorio di rame
sbalzato che porta anche lo stemma del marchese Crivelli (l'ostensorio é
conservato nella Casa Parrocchiale). Nel
1940, il pittore Mazzucchi di Vigevano dipinse la Madonna e il Bambino su
tela, ed é questo il quadro che fu venerato fino al 1993, allorché fu
rimosso per rimettere in evidenza il dipinto del Canevari. Nel
1955 fu posato il pavimento in mosaico del presbiterio e nel 1957 i
pavimenti di marmo della Chiesa tutta. La
facciata del Santuario é di stile rococò. Di fianco all'altare maggiore
vi é una cappellina dedicata alla Madonna del Rosario, che porta il
titolo di "Rosa mistica"; era in origine l'antica sacrestia
ridotta a cappella del Suffragio e più tardi del Rosario. Sul
Iato sinistro della Chiesa sorgeva anche l'abitazione del custode; fu
demolita, perché cadente e disabitata, negli anni Cinquanta. L'immagine
della Madonna del Boschetto é stata incoronata, nel corso di una solenne
cerimonia, il 25 aprile 1966, in occasione del terzo centenario della
Chiesa attuale; eretta appunto nel 1666, come attesta un documento
dell'epoca, "ad onore di Maria Vergine, con l'elemosina dei fedeli,
per le grazie ivi dispensate da Dio, in onore di una Santa Immagine
dipinta in un muro trovato in mezzo un bosco". La solenne cerimonia
del 1966 é stata voluta dalla comunità dornese anche in segno di
riparazione per il sacrilegio furto perpetrato il 28 febbraio 1963, quando
ignoti ladri spogliarono la Sacra Immagine dei preziosi offerti dai fedeli
per grazie ricevute. In
questa occasione, sul capo della Madonna, venerata come "via veniae"
(via del Perdono), é stata posta una corona d'oro finemente cesellata e
ornata di quaranta pietre preziose, opera della Scuola d'Arte del Beato
Angelico di Milano e offerta dalla comunità dornese. Nello spiazzo erboso davanti al santuario una modesta croce di legno ricorda la Missione che si tenne alla metà degli anni Trenta, animata dagli Oblati della Immacolata di Vigevano guidati da padre Balduzzi. |
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