San Rocco

 

(informazioni sono tratte dal libro: DORNO Appunti Storici di Dino Laboranti)

San Rocco

 

VAI AL SITO SAN ROCCO.IT

Il Santo, protettore delle malattie infettive, è nato  a Montpellier da famiglia nobile. Dopo gli studi in medicina,  lasciò ogni ricchezza e all'età di 20 anni e partì pellegrino per l'Italia. Atteraversò numerose località del nord Italia tra cui anche la Lomellina e il nostro paese Dorno. Si fermò a Piacenza dove, mentre curava gli ammalati di peste, venne colpito dallo stesso male. Rifugiatosi in un bosco, vicino al fiume Po, a pochi chilometri da Piacenza, aiutato da un cane, che gli portava il pane, guarì miracolosamente. Ritornato in Francia non venne riconosciuto dai suoi stessi familiari  morì in carcere a soli 32 anni.

San Rocco Laico

16 agosto - Comune

Montpellier (Francia), secolo XIV - 16 agosto di anno imprecisato

Le fonti su di lui sono poco precise e rese più oscure dalla leggenda. In pellegrinaggio diretto a Roma dopo aver donato tutti sui beni ai poveri, si sarebbe fermato a ad Acquapendente, dedicandosi all'assistenza degli ammalati di peste e facendo guarigioni miracolose che diffusero la sua fama. Peregrinando per l'Italia centrale si dedicò ad opere di carità e di assistenza promuovendo continue conversione. Sarebbe morto in prigione, dopo essere stato arrestato presso Angera da alcuni soldati perché sospettato di spionaggio. Invocato nelle campagne contro le malattie del bestiame e le catastrofi naturali, il suo culto si diffuse straordinariamente nell'Italia del Nord, legato in particolare al suo ruolo di protettore contro la peste.

Patronato:Invalidi, Prigionieri
Etimologia: Rocco = grande e forte, o di alta statura, dal tedesco
Emblema: Cane

Maestro di volontariato al suo tempo e nel nostro, popolarissimo per secoli in Europa; ma sfortunato con vari suoi biografi immaginosi e discordi, perfino sui dati capitali come nascita e morte. Concordemente lo si dice nato a Montpellier, in Francia, forse da famiglia agiata. Tuttavia, perduti i genitori in giovane età, distribuisce ai poveri quello che ha e poi s’incammina pellegrino verso Roma. Ecco due dati certi: l’Italia e la peste. Rocco arriva in luoghi attaccati dal contagio, che a metà Trecento col nome di Peste Nera devasta l’intera Europa, ma che già prima e anche dopo continua a manifestarsi qua e là. Rocco lo trova ad Acquapendente, presso Viterbo: e si stabilisce nel lazzaretto, per curare i malati. Ma poi, prima di proseguire per Roma, si ferma a Cesena e a Rimini per altre epidemie, occupandosi di malati che a volte neppure i parenti vogliono assistere.
Quest’uomo che ha distribuito ai poveri i beni di famiglia, non si considera padrone neppure del suo tempo: i suoi giorni, mesi e anni sono anch’essi un bene sul quale i sofferenti hanno un diritto di prelazione. Prima loro, poi tutto il resto, incluso il pellegrinaggio. Giunto infine a Roma, vi rimane tre anni, passando da un ospedale all’altro. E qui, si racconta, cura e guarisce un cardinale, che lo presenta al papa (per qualche biografo il cardinale sarebbe Anglico de Grimoard, anche lui della zona di Montpellier e fratello del papa avignonese Urbano V, che è tornato a Roma nel 1367, riandando via tre anni dopo. Se è così, cade l’ipotesi di un Rocco nato a fine Duecento e in piena gioventù durante il soggiorno a Roma. Anglico de Grimoard, infatti, cardinale nel 1366, visse a Roma tra il 1368 e il 1371).
Anche il ritorno da Roma a Montpellier è interrotto da un’epidemia di peste, scoppiata a Piacenza. Rocco vi si ferma e viene contagiato. Allora si trascina a una capanna lungo il fiume Trebbia per morirvi in solitudine. Ed ecco entrare in scena il cane famoso, che tanti artisti dipingeranno al suo fianco. Qui però non sembra il caso di ricorrere ai miracoli: secondo la sua natura, il cane attira l’attenzione del padrone del terreno, il nobile Gottardo Pollastrelli, sullo sconosciuto giacente nella capanna. Così Rocco, soccorso e curato dal signore, si ritroverà guarito. Tornato a Montpellier, però, nessuno lo riconosce: scambiato per un malfattore, finisce in carcere senza ribellarsi, per cinque anni, fino a morire trentaduenne, il 16 agosto di un anno imprecisato (un’altra tesi, secondo cui sarebbe morto in carcere ad Angera, sul Lago Maggiore, è meno attendibile). Nel secolo successivo, attraverso vicende controverse, i suoi resti (o gran parte di essi) saranno portati a Venezia, trovando definitiva collocazione nella chiesa a lui intitolata. Nel 1584 papa Gregorio XIII iscriverà il suo nome tra quello dei santi.


Autore: Domenico Agasso

 
   

  LA CHIESA DEI SS. ROCCO E BERNARDINO 

   

La Chiesa di S. Rocco a Dorno fu innalzata per voto popolare in tempo di peste nel secolo XVI.

Essa divide in due parti l'antica "Piazza Grande" che si stendeva davanti al Castello Medioevale, nel punto più elevato del paese, dove attualmente sorge la Chiesa Parrocchiale.

La "Piazza Grande" è stata ridotta alle dimensioni attuali al principio del nostro secolo quando, abbattute le vecchie robinie che la adornavano e la rendevano gradita ai vecchi e, ai ragazzi, furono costruiti i Portici.

La Chiesa di S. Rocco risulta costruita in tre tempi diversi ed è di buona architettura, tendente allo stile barocco.

La facciata verso la via Marconi è stata rifatta con materiale moderno nel 1930; anche il campanile è frutto di una riedificazione recente.

La Chiesa è divisa in due parti dall'altare maggiore; una parte é riservata ai fedeli, l'altra, retrostante il presbiterio, é occupata dal coro, notevole opera lignea dell'epoca in cui fu eretta la Chiesa e che purtroppo si trova in un deplorevole stato di abbandono. Nella piccola navata di destra vi è l'altare della Beata Vergine Maria della Redenzione degli Schiavi e a sinistra della navata centrale è ubicato l'altare di S. Giuseppe.

Nelle due nicchie a muro, a fianco dell'altare maggiore, sono collocate le statue dei due Santi compatroni: S. Rocco, é rappresentato con gli attributi propri del pellegrino: corta mantella, cappello a larghe falde, conchiglia, zucca, bastone, e nell'atto di scoprire la gamba piagata; a Iato un cane che reca una forma di pane.

Le statue erano portate in processione nelle feste a loro dedicate cioè, rispettivamente il 10 Agosto e il 20 Maggio.

In questa Chiesa aveva sede la Confraternita del SS. Sacramento, una pia associazione di uomini, nata per promuovere la vita cristiana con opere riguardanti i! culto e l'esercizio della carità; i confratelli attendevano all'officiatura nei giorni festivi; nel periodo invernale, all'alba, cantavano l'ufficio funebre a suffragio dei Defunti; partecipavano, con una tunica bianca e cordone alla vita, alle tante e pittoresche processioni religiose e seguivano con una pesante croce di legno i funerali.

Per i confratelli defunti venivano celebrate particolari cerimonie e recitate antiche preghiere e due volte all'anno venivano messi all'incanto i prodotti della terra ricevuti i in offerta (fagioli e zucche); il ricavato era destinato alla manutenzione della Chiesa.

Nell'incontro domenicale, dopo il canto dei Vespri, alle ore 14, i confratelli, sotto la guida del Priore, dell'elemosiniere maestro dei novizi, trattavano i problemi della parrocchia proposti alla loro riflessione dal Prevosto.

Nell'anno 1900 i confratelli erano trecento; con la laicizzazione dell'età contemporanea sono praticamente scomparsi. Alla loro morte venivano deposti nella bara vestiti della bianca tunica.

Nel 1981 la chiesa di S. Rocco fu oggetto di importanti lavori di manutenzione, quali il rifacimento del tetto e l'impianto di illuminazione, ma urgono interventi di restauro, oltre alle opere murarie e al campanile, anche agli affreschi del coro minati dalla umidità: Essi sono opere del pittore dornese Biagio Canevari e rappresentano "Il miracolo di Torino" e "Il martirio di S. Sebastiano"i l'affresco dell'abside che raffigura "L'ultima cena" é opera del pittore Francesco Moruzzi di Tromello (1828 -1916).

Particolare interesse riveste l'organo settecentesco, dall'inconfondibile timbro, che accompagnò per secoli i confratelli, "i batù", salmodianti nelle caratteristiche cadenze, che furono una delle più commoventi e significative espressioni del sentimento e della antica religiosità che da sempre ha caratterizzato Dorno.

Dal maggio 2001, su progetto dell'Ing. Emilio Biscaldi e l'Arch. Antonella Palmieri, entrambi di Dorno, sono iniziati importanti decisivi lavori di consolidamento delle mura portanti della secentesca confraternita grazie al contributo del nostro Comune, della Diocesi di Vigevano e della Regione Lombardia.

 
 

 SAN ROCCO A DORNO 

 

Di questo santo gli storici non sono ancora riusciti a fissare con indubitabile certezza le date di nascita e di morte, tanto esse variano nelle fonti storiche. E' certo comunque che egli visse in pieno secolo XIV, probabilmente nella seconda metà di esso.

Nato a Montpellier (Francia meridionale); all'età di 17 anni distribuì i suoi beni ai poveri e, vestito l'abito del pellegrino, venne a Roma. Nel viaggio di ritorno, a Piacenza flagellata da una epidemia di peste, compì miracoli di guarigione, finché non fu egli stesso colpito dal male e ne fu guarito, secondo la tradizione, da un angelo che curò le sue piaghe; durante la malattia gli fu compagno un cane che fedelmente gli procurava di che cibarsi. Morì, con ogni probabilità, nella città natale.

S. Rocco viene normalmente rappresentato con gli attributi propri del pellegrino secondo la tipologia già esaminata nella descrizione della statua venerata nella Chiesa a Lui dedicata a Dorno.

Il suo culto, che lo vide patrono contro la peste, insieme con S. Sebastiano, si sviluppò verso la fine del XIV secolo quando le Confraternite in Italia e in Francia si moltiplicarono. La canonizzazione ufficiale avvenne nel secolo XVIII a opera del papa Urbano VIII, quando il culto di S. Rocco era già diffusissimo da secoli e il Santo era invocato anche come protettore contro le malattie infettive degli animali.

la devozione a S. Rocco si strutturò in forme associative di carattere assistenziale; le confraternite fondavano proprie cappelle in chiese già esistenti, o erigevano, spesso per "ex voto" nuovi edifici intitolati al Santo.

A Dorno ed in altri centri della lomellina la devozione per il S. Pellegrino si divulgò prestissimo e risulta molto diffusa, come testimoniano le moltissime chiese, oratori, cappelle nelle quali affreschi, sculture, statue e stendardi raccontano episodi della sua vita.

Ancora oggi nella ricorrenza della festa di S. Rocco si tengono cerimonie e processioni con la statua del Santo; anche a Dorno, fino a circa 10 anni fa, si snodava dalla Chiesa del Santo una processione molto frequentata.

 

San Bernardino da Siena Sacerdote

20 maggio - Memoria Facoltativa

Massa Marittima, Grosseto, 1380 - L'Aquila, 20 maggio 1444

Religioso francescano, fu grande e popolare predicatore del nome di Gesù. Attraversò villaggi e città dell'Italia settentrionale e centrale portando, con la parola e con l'esempio, intere popolazioni a un profondo rinnovamento cristiano. Lavorò per la riforma dell'Ordine francescano. Di lui restano alcuni scritti in lingua latina e volgare.

Patronato:Pubblicitari, Preghiere
Etimologia: Bernardino = ardito come orso, dal tedesco
Emblema: IHS (monogramma di Cristo)

Stenografate con un metodo di sua invenzione da un discepolo, le prediche volgari di S. Bernardino da Siena son giunte fino a noi con tutta la naturalezza e lo stile rapido e co or to con cui venivano pronunciate sulle varie piazze italiane. E a rileggerle oggi se ne scopre l'attualità dei temi, tra i quali i più ricorrenti erano quelli della carità, dell'unità, della concordia e della giustizia. Fustigava l'avarizia dei nuovi ricchi, mercanti, banchieri, usurai, sensali, per i quali ricorreva a un gioco di parole chiamandoli "senz'ali", incapaci cioè di spiccare il volo e di sollevarsi di un palmo dalla loro "robba" o "masserizia": "lo so bene che la robba che tu tieni non è tua propria; anche l'ha data Iddio al mondo, per sovvenire al bisogno dell'uomo: non è dell'uomo, no, ma per lo bisogno dell'uomo".
Aveva parole durissime per quanti "rinnegano Iddio per un capo d'aglio" e per "le belve dalle zanne lunghe che rodono le ossa del povero". "Se tu hai della robba assai e non n'hai bisogno, e tu non la dispensi e muori, tu te ne vai a casa calda". "0 tu che hai tanti spogli più che non ha la cipolla, ricopri la carne del povero, quando tu il vedi così stracciato e ignudo: la sua carne e la tua è una medesima carne". Ricorreva a esempi familiari come quello della cipolla tenuta insieme foglia a foglia per spiegare la necessità dell'unione e della concordia.
Anche dopo la sua morte, avvenuta alla città dell'Aquila, nel 1444, S. Bernardino continuò la sua opera di pacificazione. Era infatti giunto morente in questa città e non poté tenervi il corso di prediche che si era prefisso. Persistendo le lotte tra le opposte fazioni, il suo corpo dentro la bara cominciò a versare sangue come una fontanella zampillante, e il flusso si arrestò soltanto quando i cittadini dell'Aquila si rappacificarono. Per riconoscenza venne decretata l'erezione di un magnifico monumento sepolcrale, realizzato poi da Silvestro di Giacomo.
S. Bernardino, canonizzato nel 1450, cioè a soli sei anni dalla morte, era nato nel 1380 a Massa Marittima, dalla nobile famiglia senese degli Albizzeschi. Rimasto orfano dei genitori in giovane età fu allevato a Siena da due zie. Frequentò lo Studio senese fino a ventidue anni, quando abbandonò la vita mondana per vestire l'abito francescano. In seno all'ordine divenne uno dei principali propugnatori della riforma dei francescani osservanti. Banditore della devozione al santo nome di Gesù, ne faceva incidere il monogramma "YHS" su tavolette di legno, che dava a baciare al pubblico al termine del discorso. S. Bernardino è il patrono dei pubblicitari italiani.
Fonte: La Lode